RAFFAELE CANTONE

C’era una volta, nella bellissima regione Campania, un uomo di capelli argentati.

Da piccolo aveva un desiderio: diventare magistrato e dare il suo contributo nella lotta alla mafia.

Questo sogno è diventato realtà; è diventato magistrati, saggista e anche Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e ha fatto parte della Direzione distrettuale antimafia napoletana, dove è rimasto fino al 2007.

É riuscito ad ottenere la condanna all’ergastolo per alcuni dei più importanti capi del clan camorristico dei Casalesi, tra i quali Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti, Walter Schiavone, Augusto La Torre e Mario Esposito.

In questa profonda lotta contro la criminalità, le indagini di Raffaele non hanno riguardato solamente il territorio napoletano, ma sono arrivate persino all’estero tra Scozia, Germania e Romania, dove ha individuato un’intensa attività di riciclaggio di denaro ad opera dei clan La Torre e Schiavone.

Le sue eroiche iniziative lo hanno messo in pericolo di vita: nel 1999 è stato scoperto un progetto di attentato nei suoi confronti da parte del clan dei Casalesi. D’allora è sottoposto a programma di tutela e dal 2003 viene scortato.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto diverse nomine che hanno valorizzato il suo impegno contro la mafia. Tra le tante, possiamo ricordare quella di presidente onorario del presidio di Libera di Giugliano, in provincia di Napoli, dedicato a Mena Morlando, giovane insegnante vittima innocente della camorra, uccisa nel 1980 durante una sparatoria tra clan camorristici rivali.

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