LUISA IMPASTATO

Quando ero ancora una vivace bambina dai capelli scuri adoravo passare i pomeriggi con la nonna Felicia. E ancora di più adoravo restare ad ascoltare i suoi racconti. Lei è stata la “voce narrante” attraverso cui ho conosciuto mio zio Peppino. Lui è stato ucciso dalla mafia quando io non ero ancora nata, eppure l’ho sempre considerato un pezzo fondamentale della mia vita.

Quando sono cresciuta ho sentito il bisogno di portare avanti il suo messaggio, di urlare al mondo che uomo straordinario fosse. Racconto di lui ai miei figli, sperando che anche loro, come me, facciano tesoro della memoria di questo zio così coraggioso.

Oggi ho trentatré anni e posso dire con orgoglio di essere diventata la presidente di “Casa Memoria”, l’associazione nata per mantenere vivo il ricordo di mio zio Peppino e di mia nonna Felicia. Ho ereditato questa responsabilità da mio padre Giovanni e non potrei esserne più felice.

Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che mi ha insegnato a coltivare ideali di giustizia e bellezza e intendo portarli avanti per tutta la vita.

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