“Papà, ma tu eri un assassino?”
È con questa domanda, pronunciata da suo figlio, che Vito Alfieri Fontana ha sentito crollare un mondo.
Per anni aveva progettato mine antiuomo. Con razionalità, efficienza, precisione. Un lavoro. Un’industria. Una routine.
Poi , un giorno, arriva quella domanda, come una crepa, un’apertura da cui entra luce.
Un vento nuovo che ha cominciato a soffiare dentro: è lì che ha avuto inizio la sua rivoluzione.
Vito ha lasciato tutto: ha abbandonato la fabbrica, ha voltato le spalle a un’eredità pesante, ha scelto di mettere le mani nella terra, non per distruggerla, ma per liberarla.
Dal suono sordo di un’esplosione al silenzio di un campo bonificato.
Dal rumore delle armi alla cura di chi, metro dopo metro, restituisce la vita ai luoghi della guerra.
Per diciotto anni ha percorso i Balcani come sminatore, restituendo terreno alla speranza.
La sua è una storia di rinascita, la storia di chi il dolore sordo della colpa ha scelto di di attraversarlo per trasformalo in possibilità di rigenerazione.
Zefira accoglie il 3 Luglio alle ore 20.00 la presentazione del libro di Vito Alfieri Fontana, “Ero l’uomo della guerra”, come un inno alla coscienza.
Un canto che ci ricorda di come ogni battito d’ali, anche il più vertiginoso, possa cambiare rotta, diventando custode di pace.
Una serata per ascoltare non solo la sua voce, ma anche la nostra, nel momento in cui ci chiediamo:
E io da che parte sto?